La leggenda della Vera Croce
“Adamo morì e venne seppellito con un seme nella bocca e quel seme germogliò, divenne un grande albero, ci fecero una croce e in quella croce Gesù Cristo sanguinò” (Lorenzo Cherubini – Penelope)
La leggenda della Vera Croce è una storia affascinante che Piero della Francesca ha dipinto ad Arezzo, nella chiesa di San Francesco, nella cappella di famiglia dei Bacci, ricchi mercanti di Arezzo. La cappella è una meraviglia che merita di essere vista e ammirata.
La storia comincia con la morte di Adamo: quando il progenitore si ammalò, il figlio Seth andò a bussare alle porte del Paradiso per chiedere l’olio del legno della misericordia per guarire il padre. Ottenne invece un ramo, che una volta avesse fruttato lo avrebbe guarito, ma tornato da Adamo lo trovò già morto e pianto il ramo sulla tomba del padre (o il seme nella bocca, esistono diverse versioni della stessa storia). L’albero in effetti crebbe e divenne bellissimo, tanto che il re Salomone lo tagliò per usarne il legno nel suo palazzo. Gli artigiani non riuscirono però in alcun modo ad utilizzare il legno, finchè la regina di Saba, facendo visita a Salomone, lo vide e lo adorò spiegando al re che al tronco sarebbe stato appeso un uomo che avrebbe segnato la fine del regno dei giudei. Salomone fece sotterrare il tronco, che emerse quando si avvicinava la passione di Gesù e che venne appunto utilizzato per la costruzione della croce.
Più di due secoli dopo l’imperatore Costantino vide in sogno un angelo che gli mostrava una croce che riportava la scritta “con questo segno vincerai”. Lo utilizzò sull’armatura e vinse la battaglia, e una volta capito che si trattava di un simbolo cristiano, sua madre, Sant’Elena, cominciò la ricerca della Croce. Scavando nel Golgota ne trovarono tre, e per identificare quale fosse la croce giusta la avvicinarono ad un moribondo che guarì. Comincia così la storia di una delle reliquie più famose e diffuse (si dice che con tutti i pezzettini di legno conservati si potrebbe costruire anche più di una croce). Quello che mi affascina è la storia di questo legno, che collega il mondo ebraico e il mondo cristiano, inserendo protagonisti del Vecchio Testamento, del Nuovo, e dei nostri libri di storia. E quel che più mi affascina è il ciclo pittorico che Piero della Francesca ha affrescato. Ci tengo a precisare che non è l’unico ciclo che racconta questa storia, ma è sicuramente il più nome e il mio preferito.
In particolare Piero della Francesco ha composto dieci scene:
- La morte di Adamo
- La regina di Saba si inginocchia davanti al legno della croce
- L’incontro tra il re Salomone e la regina di Saba
- Il sollevamento del legno della croce
- L’Annunciazione (episodio non narrato nella storia ma alla base della salvezza che questa storia serve in fondo a raccontare)
- Il sogno di Costantino
- La vittoria di Costantino su Massenzio
- Tortura dell’ebreo Giuda (che rifiutava di aiutare Sant’Elena a ritrovare la croce)
- Ritrovamento e prova della vera Croce
- Disfatta e capitolazione di Cosroe (nel 614 i persiani saccheggiando Gerusalemme si impossessano della Croce, solo dopo la sconfitta di Cosroe II la Croce è recuperata e riportata a Gerusalemme)
- Ritorno a Gerusalemme
Buona visita, fatemi sapere se la cappella vi è piaciuta.
Add comment 9 Giugno 2009
lisaidi
Tags: cappella bacci, piero della francesca, san francesco arezzo, vera croce
La fontana di Trevi
Scusate ma adesso mi faccio prendere la mano e le dedico un intero post. Cito una mia tesina che avevo preparato per l’esame di Storia dell’Urbanistica.
La fontana prende il nome dal trivio delle importanti strade che dal Quirinale portano alle piazze centrali, proseguendo per il Vaticano, e che dalla Suburra portano verso Piazza di Spagna. E’ uno snodo importante per la città, inoltre è la piazza di Trevi è il punto in cui termina l’Acqua Vergine, un acquedotto fatto costruire da Agrippa nel 19 a.C. e l’unico ad essere rimasto in funzione per tutto il Medioevo. La fontana, preesistente all’attuale sistemazione, è anch’essa a tre bocche. Delle sistemazione della piazza e della fontana si sono occupati in molti, compresi tutti i pontefici del Seicento, ma sopratutto Gian Lorenzo Bernini che attua alcune demolizioni e ruota di fatto la scenografia della piazza di 90°. Bernini riesce a compiere dei cambiamenti importanti ma la fontana resta incompiuta, con la realizzazione di “sole” due vasche.
Nel secolo successivo due pontefici, Clemente XI e Innocenzo XIII vorrebbero completare il palazzo dei Carpegna, di Bernini ma incompiuto, in abitazione per le loro famiglie, rispettivamente gli Albani e i Conti. Sembra un fertile terreno di esercitazione per gli architetti dell’epoca, infatti nel 1732 viene indetta una consultazione tra i più famosi architetti che lavorano a Roma. Il vincitore è Nicolò Salvi.
Salvi ripristina l’antico trivio e adotta un espediente scenografico: inserire un oggetto molto grande in uno spazio piccolo. Il risultato è che la piazza risulta allagata e la superficie riflettente, ad un livello più basso rispetto alla strada, crea un effetto di allargamento. Le statue, a completamento, fanno parte della scenografia, insieme alla cornice architettonica e urbanistica, e fanno da raccordo tra la parete del palazzo e il piano della vasca.
Spero solo che vi sia passata la voglia di arrampicarvi e vi sia venuta un’impellente voglia di andare a Roma, o di rivedere Vacanze Romane.
Add comment 14 Aprile 2009
lisaidi
Tags: fontana di Trevi, trevi, urbanistica
Scalare la fontana di Trevi
Su La Repubblica.it di oggi mi è stato segnalato l’articolo “Fontana di Trevi, la scalata di Pasquetta”, con il commento “non guardare”, perchè chi me l’ha inviato sa che sono sensibile a queste cose ed era presente al mio quasi attacco di panico al British Museum di Londra dove orde di turisti con due paia di mani per corpo toccavano qualunque cosa egizia capitasse nel raggio del loro braccio.
Credo che i commenti si sprechino, se dobbiamo stare qui a spiegare perchè non ci si arrampica sulle statue di marmo è meglio che chiudo il blog oggi stesso. Ci tengo a precisare “di marmo”: a Central Park, NY, c’è una statua di..oserei dire bronzo…che raffigura Alice nel Paese delle meraviglie, e vedere i bambini che ci giocano e ci si arrampicano è meraviglioso. Non vorrei però che questo venisse letto come un invito ad arrampicarsi sul Gattamelata! Solo ci sono statue e statue, le statue che troviamo nelle piazze italiane sono state poste non con poco sforzo ad eterna memoria di ciò che raffigurano e del loro scultore.
La fontana di Trevi, in particolare, è l’opera “unigenita” (per definizione dell’autore stesso) di Nicolò Salvi, un’architetto. La fontana non è solo composta dalle statue, tra cui l’imponente Nettuno, ma è una fontana-piazza, una meravigliosa opera urbanistica della Roma Settecentesca. Risulta talmente classica, che a Las Vegas fa bella mostra di sè con una copia ridotta all’ingresso del Cesar Palace, l’hotel-casinò che prende come ambientazione l’antica Roma. E ci sta bene, così come ci sta bene nella città eterna, ed è uno tra i monumenti più amati e visitati (si sprecano le citazioni cinematografiche). Scalarla, calpestarla, lanciarci dentro le monetine è un comportamento che non dovrebbe appartenerci, e che non è sicuramente tollarabile nonostante quello che ne possano pensare i vigili urbani. Mi spiace tra l’altro che ci debba essere qualcuno che controlla che non si depurti un’opera così rappresentativa, ma a questo siamo tristemente abituati ormai. Io spero sempre nelle prossime generazioni.
Add comment 14 Aprile 2009
lisaidi
Tags: fontana di Trevi, la scalata di pasquetta, scalare la fontana di trevi, trevi
Ci voleva proprio
Ci volevano proprio questi tre giorni. Sono state tre giornate piacevoli, senza basket, senza prove in acustico, tante pulizie ma insieme, o cmq nella stessa stanza, tranquilli a sollevare lo sguardo e vedere che la persona che ami è nella stanza, a cucinare e pulire parlando del più e del meno.
Giornate di sole, contro ogni previsione, e anche le visite ai parenti sono state belle, così piacevoli. Tre giorni senza ufficio, dopo una settimana lunghissima e pesante, tre giorni sempre con una persona amata dopo lo shock del terremoto, dopo la maratona di telegiornali senza essere capace di cambiare canale. Ieri siamo stati a trovare la cugina di Michele, di casa all’Aquila ma qui a Vicenza da qualche settimana per una serie di coincidenze e per grandissima fortuna. Avevo molto voglia di vederla, sapevo che stava bene (sì, insomma, che era sana e salva) ma forse avevo bisogno di sentire la sua testimonianza senza filtro tv. Non è cambiato niente, domani si va in ufficio e mi aspetta una giornata lunghissima per determinate scadenze, già oggi ho ricominciato a guardare il telegiornale, ma proprio per questo mi sono proprio goduta questi tre giorni. Dopotutto è proprio ciò che bisognerebbe fare ogni giorno, godersi le belle cose che ci circondano per poterle ricordare intensamente se dovessero mancarci.
1 comment 13 Aprile 2009
lisaidi
Salone del Restauro 2009
Venerdì scorso mi sono presa una giornata di ferie, ho preso il treno e sono andata a Ferrara. Vole vo visitare il Salone del Restauro, una fiera del settore. Premetto che non è proprio il mio settore, ma avevo voglia di fare qualcosa di “culturale”, e magari di entrare in contatto con qualcuno che lavora davvero nei Beni Culturali. E poi volevo fare come Rory (Gilmor Girls) e piantonare lo stand del Ministero, cosa che per inciso non mi è molto riuscita perchè lo stand era molto “open” e in pratica nessuno mi badava, solo una signora mi ha regalato una matita che custodirò come una reliquia (anche se visti i 10 euro di ingresso speravo in una borsa di tela. Meglio così, ne ho cmq una bellissima di Cima da Conegliano che ho sfoggiato fierissima alla mia laura. Ovviamente nessuno se ne è accorto). Sto divagando…beh dopotutto questo è un blog. Credo sia permesso divagare.
Al salone cmq ci sono andata solo nel pomeriggio, nel mattino sono stata a visitare la Pinacoteca Nazionale (il cui ingresso era fino ad oggi gratuito, wow!Bella iniziativa), in cui ho scoperto la fantastica Pala Costabili, una pala d’altare del Garofalo e Dosso Dossi, a due mani. In seguito sono tornata a visitare Palazzo Schifanoia, in cui ero stata agli esordi dei miei studi, quando ancora ero non so sapevo se studiare arte moderna o continuare con gli impressionisti. Prima di avventurarmi nel Salone dei Mesi mi sono fermata nel giardino del palazzo a mangiare un toast, ed ero davvero incantata. E’ un giardino incantevole nella sua semplicità, nel suo non ordine e nella sue vecchie panchine, si stava così bene che ho pensato due cose:
- vorrei tantissimo un giardino così, anche se so che non sarei capace di realizzarlo
- chissà quanti giardini secreti e giardini dei Finzi Contini ha Ferrara?
Tornando al salone dei Mesi, l’ho trovato molto bene, bellissimo come lo ricordavo, raccolto e odoroso di affresco. Hanno chiuso con pesanti tende le porte di ingresso ai due lati del salone, ed entrare scostandole è davvero emozionante. Mi mancava tutto questo.
Add comment 31 Marzo 2009
lisaidi
Tags: Ferrara, salone del restauro
Che sia la volta buona?
Io ci provo..sono anni che curioso e commento i blog degli altri, e sono anni anche che penso a questo blog.
Vi capita mai di andare a letto insofddisfatte? (parlo al femminile perchè credo che gli uomini non abbiamo di questi problemi per loro fortuna, o quantomeno glielo auguro!) A me capita spesso, e credo che dovrei fare qualcosa per evitare questo senso di inadeguatezza, nell’ordine:
- mangiare più cioccolata
- imparare a fregarmene
- cominciare a fare qualcosa di più, guardare meno tv, stare meno al pc etc etc
Spero che questo blog in parte mi possa aiutare a convogliare le mie energie (che non sono note ai più per eccere in eccesso, tutto sommato) in qualcosa di costruttivo, o quantomeno semi-costruttivo
Add comment 31 Marzo 2009
lisaidi